CookieAggiornata l’8 settembre 2026Verificabile in dieci secondi

Questo sito non usa cookie

Nessuno. Né tecnici, né statistici, né di quelli che ti seguono per tre settimane mostrandoti la sedia da ufficio che hai già comprato. Ecco perché non trovi il banner: non c’è niente da accettare.

Se non ti fidi, controlla. Apri gli strumenti per sviluppatori del browser (tasto destro, «Ispeziona»), vai alla scheda Application e guarda sotto Cookies. È vuoto. Sotto Local Storage e Session Storage, uguale. È il tipo di affermazione che preferisco: quella che puoi smentire da sola in dieci secondi.

Perché è una scelta e non una dimenticanza

Un sito comincia a scrivere cookie quando ci si appoggia qualcosa di esterno: le statistiche, un video incorporato, una mappa, una chat, i pulsanti dei social, perfino i caratteri tipografici chiamati dai server di chi li produce. Ognuna di quelle cose è comoda per chi costruisce il sito e costa qualcosa a chi lo visita.

Qui ne ho tenuta una sola, e l’ho scelta apposta perché è l’unica che non scrive niente. Le pagine sono file statici, i caratteri li ospito sul mio dominio, il calendario è un link che ti porta fuori invece di un riquadro che ti tiene dentro. Il tuo browser, mentre leggi, contatta un solo altro server oltre al mio, ed è quello che conta le visite senza sapere chi sei.

Cosa sarebbe successo altrimenti

Sarebbe servito un banner vero, di quelli fatti come dice il Garante nelle sue linee guida provv. 231 del 10 giugno 2021: pulsante «accetta» e pulsante «rifiuta» delle stesse dimensioni, nessuno script che parte prima del clic, un registro di chi ha acconsentito e quando, e la possibilità di cambiare idea con la stessa facilità con cui si è detto sì. Fatto bene costa tempo o soldi; fatto male è peggio di non averlo.

La strada più corta si è rivelata anche la più onesta: togliere le cose che avrebbero richiesto il banner. Come effetto collaterale, le pagine si aprono più in fretta.

L’unica cosa che conta le visite

Mi interessa sapere quante persone passano di qui e quali pagine leggono, quindi uso Cloudflare Web Analytics. È la ragione per cui il tuo browser scarica un piccolo file da cloudflareinsights.com, e l’ho scelto perché fa una cosa sola: registra che una pagina è stata aperta, con che velocità si è caricata e da che paese arriva la richiesta. Poi butta via il resto.

Non scrive cookie, non usa il tuo browser come memoria, non ti dà un identificativo, non ti segue da una pagina all’altra e non ti riconosce se torni domani. Quello che vedo io è un numero, non una persona. Per questo continua a non servire il banner: il consenso serve quando si scrive o si legge qualcosa dentro il tuo dispositivo, e qui non succede.

Se un giorno ci mettessi qualcosa che i cookie li scrive davvero, il banner comparirebbe prima di quel qualcosa. In quell’ordine, non nell’altro, perché un sito che dice «non uso cookie» e nel frattempo ne usa uno è messo peggio di uno che il banner ce l’ha.

Le cose che stanno fuori

Da qui partono dei link verso l’esterno: il calendario su Cal.com, il mio profilo LinkedIn. Nel momento in cui li apri sei sul loro sito, e valgono le loro regole e i loro cookie (che ci sono, e sono parecchi). Non posso farci niente se non dirtelo prima che tu clicchi, e le loro informative le trovi sui loro siti.

Nessun cookie, nessun banner, nessuna scelta da fare. Buona lettura.

La versione lunga su cosa succede ai tuoi dati (la posta, le prenotazioni, i tuoi diritti) sta nell’informativa privacy.

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