Poco, e te lo racconto in italiano invece che in avvocatese. Questo sito è fatto di pagine e basta: non ti segue, non ti riconosce, non ti mette in una lista. Se poi mi scrivi o prenoti una call, allora sì, qualche dato ce l’ho, e qui sotto c’è scritto quale, perché, e per quanto.
La versione da trenta secondi. Il sito non installa cookie e non usa strumenti che ti riconoscono: conta le visite, non le persone. Se mi mandi una mail, leggo la mail. Se prenoti una call, il calendario mi dice nome, indirizzo e orario. Non compro liste, non vendo la tua, non ti profilo, non passo il tuo indirizzo a nessuno per fargli fare pubblicità. Se vuoi che cancelli tutto, scrivimi e lo faccio.
Stefany Di Cori, gamification strategist e fractional operations officer. Partita IVA IT04579860711. Mi scrivi a info@stefanydicori.it e rispondo io: non c’è un ufficio in mezzo, non c’è un responsabile della protezione dei dati nominato, perché per un’attività di questa dimensione la legge non lo richiede.
Il sito è ospitato da Netlify, che come qualunque server tiene un registro tecnico delle richieste: l’indirizzo IP da cui arrivi, data e ora, la pagina che hai chiesto, il browser che usi. Serve a far funzionare il sito e a difenderlo dagli attacchi, ed è la ragione per cui posso tenerlo senza chiederti niente: è il mio legittimo interesse a che il sito stia in piedi art. 6.1.f. Non uso quei registri per capire chi sei, e non li incrocio con nient’altro.
Poi c’è il conteggio delle visite, che faccio con Cloudflare Web Analytics: registra che una pagina è stata aperta, quanto ci ha messo a caricarsi e da che paese arriva la richiesta, e si ferma lì. Non scrive cookie, non usa il tuo browser come memoria, non ti assegna un identificativo e non ti segue da una pagina all’altra: quello che vedo io è un numero, non una persona. Anche qui la base giuridica è il legittimo interesse a sapere se il sito serve a qualcosa art. 6.1.f, e non serve consenso perché non viene scritto né letto niente dentro il tuo dispositivo. Cloudflare, Inc. ha sede negli Stati Uniti: il trasferimento si appoggia alle clausole contrattuali standard e alla certificazione nell’accordo di adeguatezza fra Unione europea e Stati Uniti.
Nient’altro. Nessun cookie, nessuna memoria nel tuo browser, nessun pulsante di social network che ti riconosce. Anche i caratteri tipografici che stai leggendo li ospito sul mio dominio invece di chiamarli da Google, che è il motivo per cui non c’è alcun banner da chiudere. La versione lunga sta nella pagina sui cookie, che è la pagina più corta del sito.
Mi arrivano le cose che hai scritto tu: nome, indirizzo email, e il contenuto del messaggio, che di solito contiene anche il nome della tua azienda e il problema che hai. La base giuridica è che me lo hai chiesto tu: sono le richieste che precedono un eventuale contratto art. 6.1.b. Rispondere è l’unico uso che ne faccio.
La posta passa da Google Workspace (Google Ireland Limited), che la conserva sui suoi server in qualità di responsabile del trattamento per conto mio. Le conversazioni che non portano da nessuna parte le tengo circa due anni, perché capita che qualcuno riscriva dopo un anno e mezzo dicendo «ci eravamo sentiti»; quelle che diventano un lavoro seguono i termini fiscali, che in Italia sono dieci anni e non li decido io.
Il calendario è su Cal.com, che è un servizio esterno: quando clicchi «prenota una call» esci da questo sito ed entri nel loro. Lì lasci nome, email e l’orario che scegli, e quei dati arrivano a me. Cal.com, Inc. ha sede negli Stati Uniti e i dati vengono trattati lì; il trasferimento si appoggia alle clausole contrattuali standard approvate dalla Commissione europea e all’accordo di adeguatezza fra Unione europea e Stati Uniti. Hanno un rappresentante nell’Unione ai sensi dell’articolo 27, e la loro informativa la trovi su cal.com/privacy.
Te lo dico perché è giusto tu lo sappia prima di cliccare, non perché ci sia qualcosa di losco: è lo stesso meccanismo di qualunque calendario online. Se preferisci non passare da lì, scrivimi una mail e ci mettiamo d’accordo sull’orario a mano, come si faceva prima.
Oggi non c’è nessun modulo su questo sito: non una casella email, non un form contatti, niente. Se in futuro aprirò una newsletter, userò un fornitore con i server nell’Unione europea, te lo chiederò con un consenso esplicito e separato art. 6.1.a, e in fondo a ogni messaggio ci sarà un link per uscire che funziona al primo clic. Quando succederà, questa pagina lo dirà, con il nome del fornitore, non con una formula.
L’elenco completo, senza sconti: Netlify perché ospita il sito e ne tiene i registri tecnici; Cloudflare, che conta le visite in forma anonima; Google Ireland Limited, perché la casella info@ gira su Google Workspace; Cal.com, se scegli di prenotare da lì; e il mio commercialista, se diventiamo cliente e fornitore, perché le fatture le vede lui. Tutti trattano i dati per conto mio e con un contratto che glielo impone, tranne il commercialista che è titolare per conto suo su quello che la legge gli chiede di conservare.
Fuori da questa lista non c’è nessuno. Non ci sono agenzie, non ci sono piattaforme pubblicitarie, non c’è un CRM che ti assegna un punteggio a tua insaputa.
Puoi chiedermi di vedere quali dati tuoi ho, di correggerli se sono sbagliati, di cancellarli, di limitarne l’uso, di ricevertene una copia in un formato leggibile, o di oppormi al trattamento quando mi appoggio al legittimo interesse. Sono gli articoli dal 15 al 22 del Regolamento, e non serve un modulo: scrivi a info@stefanydicori.it dicendo cosa vuoi. Ho un mese di tempo per risponderti, e di solito ne servono due giorni.
Se ti rispondo male, o non ti rispondo, puoi presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, Piazza Venezia 11, 00187 Roma, garanteprivacy.it, oppure rivolgerti al giudice. È un tuo diritto e non me la prendo.
Se aggiungo qualcosa al sito che tratta dati (statistiche, un modulo, una newsletter), riscrivo questa pagina e cambio la data in alto. Non ti mando una notifica perché non ho modo di mandartela, ed è esattamente il punto.
Il sito non ti riconosce. È una scelta di progetto, non una dimenticanza.Se qualcosa qui sopra non è chiaro, o vuoi sapere una cosa che non ho scritto, chiedimela: rispondere è più veloce che riscrivere una pagina.
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