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Safety Guardians: come si progetta la voglia di segnalare un near miss

Il caso GMA: un gioco costruito con chi lavora nei cantieri di manutenzione industriale. 58 segnalazioni di near miss in 30 giorni in una sola sede, contro le 80 di un anno intero in tutta l’azienda.

Quanto pesa una cosa che non è successa?

Un tubo che cede un attimo dopo che ti sei spostato. Un carico che oscilla e si ferma a mezzo metro. Nessun ferito, nessun fermo impianto, nessun verbale.

Si chiamano near miss, quasi infortuni. Non lasciano tracce, ed è proprio per questo che sono il dato più prezioso per chi si occupa di sicurezza: insegnano qualcosa senza far pagare il conto.

Con GMA abbiamo provato a dare un peso a quello che non è successo. G.M.A. Srl, di Staranzano (GO), fa manutenzione su grandi impianti industriali, e lì l’attenzione alla sicurezza è altissima: procedure, moduli e formazione ci sono, e sono fatti sul serio. La domanda è partita dalla direzione: tutto quello che succede nei cantieri arriva davvero fino al registro?

Perché tanti near miss non arrivano al registro

Per capirlo abbiamo seguito una segnalazione dall’inizio alla fine, un passo alla volta, e abbiamo chiesto alle persone com’era farla davvero, anche con un questionario anonimo. Il metodo che uso si chiama Game Stream Mapping, e su ogni passo si fa due domande: quanto costa farlo, e cosa spinge una persona a rifarlo la volta dopo.

I dati di partenza della sede del pilota erano chiari. Fra il 2021 e il 2025 arrivavano in media 2,4 segnalazioni al mese. Tre su quattro le facevano persone con ruoli di responsabilità. Gli operatori, che nei cantieri passano tutta la giornata, ne facevano il 3%, i capisquadra il 2%. Chi vedeva di più era chi segnalava di meno.

Alla prima domanda la risposta era: troppo. Chi lavora nell’impianto di un cliente vede il quasi incidente lì, ma il modulo sta da un’altra parte. Prima ancora di scrivere, poi, bisognava decidere se si trattava di un near miss, di una situazione pericolosa o di una non conformità.

La seconda domanda è quella che conta di più. Una persona ripete un gesto quando succedono quattro cose: sente di averlo scelto, vede che porta da qualche parte, sa com’è andata a finire, e qualcuno se ne accorge. Nel percorso della segnalazione mancavano tutte e quattro.

Sentire di averlo scelto. Il canale ufficiale era il modulo scritto. Ma nel questionario quasi tre persone su quattro hanno detto di preferire la voce: il quasi incidente lo si racconta al caposquadra. Quando il processo chiede di fare una cosa in un modo diverso da quello che viene naturale, quella cosa si ferma a metà.

Vedere che porta da qualche parte. Una volta consegnata, la segnalazione spariva dalla vista di chi l’aveva fatta.

Sapere com’è andata a finire. Per gestire una segnalazione servivano in media 31 giorni, e alla fine nessuno tornava da chi l’aveva fatta: non era previsto da nessuna parte, quindi non era compito di nessuno.

Che qualcuno se ne accorga. Chi segnalava faceva una cosa utile per tutti, ma nessuno lo sapeva.

Il risultato era che segnalare veniva vissuto come una pratica burocratica in più, o peggio come un modo per mettere nei guai qualcuno. Nessuna di queste è una mancanza delle persone. È il percorso che non dava un buon motivo per rifarlo. È lo stesso meccanismo per cui la formazione sulla sicurezza, da sola, non cambia i comportamenti: le persone sanno cosa fare, ma il processo rende più facile non farlo.

Come abbiamo costruito il gioco

Un gioco, qui, non vuol dire aggiungere punti e premi sopra una procedura. Vuol dire sistemare quei punti deboli uno alla volta, con regole costruite insieme a chi le avrebbe usate: operatori, capisquadra, addetti alla sicurezza e direzione. Il gioco si chiama Safety Guardians, i guardiani della sicurezza.

Segnalare in pochi minuti, da dove sei. In cantiere c’è un QR code. Lo inquadri con il telefono e si apre un modulo di cinque domande: cosa, dove, quando, quanto è grave, di che tipo è. Se serve, aggiungi una foto. Il modulo spiega anche quale categoria scegliere, così il dubbio sparisce. Fra le categorie ce n’è anche una che prima quasi non si usava: il rinforzo positivo, cioè la segnalazione di un lavoro fatto bene.

Sentire di averlo scelto. Si può segnalare anche a voce, al caposquadra, che trasforma il racconto in una scheda: il gioco premia anche lui per questo. Chi segnala può proporre la sua idea sulla causa del problema. Nessuno è obbligato a comparire nelle classifiche: chi preferisce gioca in forma anonima.

Vedere che porta da qualche parte. Ogni segnalazione finisce su un tabellone digitale condiviso e si sposta di colonna in colonna: arrivata, presa in carico, analizzata, risolta. Chi l’ha fatta la vede avanzare. Ogni passo dà punti, e i punti fanno salire di livello. I livelli restano, le classifiche ripartono da zero ogni tre mesi: così chi arriva dopo non resta indietro per sempre. Anche gli addetti alla sicurezza hanno il loro percorso, a cinture come nelle arti marziali. Per salire di cintura non bastano i punti: bisogna risolvere i problemi bene, insieme a chi li ha segnalati.

Sapere com’è andata a finire. Ogni segnalazione va presa in carico entro 24 ore. Poi l’addetto alla sicurezza va sul posto con chi l’ha fatta, per capire insieme la causa. Alla fine, entro sette giorni, torna da quella persona e le dice cosa è stato fatto, anche quando la risposta è «non interveniamo, e questo è il motivo». Se lo fa davanti alla squadra vale più punti, perché in quel momento la segnalazione diventa un contributo che tutti vedono.

Che qualcuno se ne accorga. Ci sono riconoscimenti per gesti precisi, non per la quantità: chi trova la vera causa di un problema, chi con la sua segnalazione evita che succeda di nuovo. Chi aiuta un collega a fare la sua prima segnalazione guadagna punti in più, e il merito della scoperta resta comunque a chi l’ha fatta. Ci sono anche premi concreti: formazione, momenti di squadra e spille personalizzate con il livello raggiunto. Le spille danno slancio all’inizio. A tenere in piedi il sistema, però, è il ruolo: i Safety Guardians segnalano perché è quello che fa un Safety Guardian, e i colleghi lo sanno.

Le regole che proteggono tutto il resto. Nessuno viene mai punito per aver segnalato. Se ci sono penalità, sono della squadra e riguardano i ritardi nel risolvere i problemi, mai chi li ha visti. Le segnalazioni parlano di cosa non va nel lavoro, non delle persone. Chi prova a fare segnalazioni inutili solo per accumulare punti, i punti li perde.

Quali numeri guardare per la sicurezza

Contare gli infortuni dice com’è andata. Per capire come andrà servono numeri sui comportamenti: quante segnalazioni arrivano, chi le fa, quanto tempo passa prima che qualcuno se ne occupi, e se a chi segnala torna una risposta. Sono i numeri da cui GMA ha voluto partire, ed è su questi che si misura il pilota.

I risultati: prima e dopo il pilota

Il pilota è partito a fine agosto 2026 e si è chiuso a fine settembre, in una sede.

58segnalazioni in trenta giorniPrima: 2,4 al mese, media 2021–2025
67%segnalazioni arrivate dai capisquadraPrima: 2%
8 oretempo medio di presa in carico, l’82% entro 24 orePrima: 31 giorni per gestire una segnalazione (mediana), senza risposta a chi l’aveva fatta
12rinforzi positivi, cioè segnalazioni di un lavoro fatto benePrima: 6 in cinque anni

In un solo mese, una sola sede ha superato di oltre otto volte e mezzo la media mensile di tutta GMA, che nell’anno precedente aveva registrato 80 segnalazioni in tutto.

Il numero che racconta meglio cosa è cambiato è il secondo. I capisquadra sono passati dal 2% al 67% delle segnalazioni: la voce del cantiere, che prima si fermava a metà strada, adesso arriva fino al registro. Le dodici segnalazioni di un lavoro fatto bene, il doppio di quelle dei cinque anni precedenti messi insieme, raccontano invece un’altra cosa: segnalare non vuol dire più solo cercare cosa non va.

Quando i quasi infortuni arrivano col contagocce, ognuno sembra un caso isolato. Cinquantotto in un mese, messi uno accanto all’altro, cominciano invece a disegnare degli schemi: situazioni simili che si ripetono, nello stesso tipo di lavoro o nelle stesse condizioni. Quegli schemi sono stati risolti alla radice, intervenendo sulla causa comune invece che sul singolo episodio. È il motivo per cui i near miss servono: un evento da solo racconta poco, molti eventi insieme dicono dove intervenire.

Non significa che nei cantieri succedano più quasi infortuni di prima. Significa che oggi arrivano al registro, dove possono diventare azioni.

La prima domanda di chi gestisce la sicurezza davanti a questi numeri è stata la più ragionevole: se le segnalazioni si moltiplicano, chi le gestisce? La risposta era già nel progetto. Una segnalazione che arriva completa, dal posto giusto, con la categoria chiara e un responsabile assegnato in automatico, fa perdere meno tempo di una raccontata a voce giorni dopo, da ricostruire da capo.

Ogni segnalazione racconta come le persone vedono i rischi del loro lavoro. Ogni guardiano mostra chi, in un cantiere, è il riferimento quando il capo non c’è. Se un giorno le segnalazioni di una squadra cominciassero a calare, sarebbe il primo segnale che qualcosa sta cambiando, molto prima di un infortunio.

E adesso?

Il primo mese è sempre il più facile: tutto è nuovo, le spille si notano, l’attenzione è alta. Per questo il dato che guardo con più attenzione è un altro. Nei dieci giorni dopo la chiusura del pilota, a fari spenti, senza più la novità e senza nessuno che lo chiedesse, le segnalazioni sono continuate con la stessa frequenza. È il primo segnale che il comportamento sta diventando un’abitudine. L’esame vero resta nei mesi successivi, quando resta solo quello che il sistema rende conveniente. Racconterò come va, compresi i passaggi che andranno corretti.

Nella tua azienda, quanti quasi infortuni arrivano davvero fino al registro?

Scritto da Stefany Di Cori. Faccio la gamification strategist e il fractional operations officer per PMI manifatturiere: entro nei processi che nessuno attraversa e capisco perché.

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